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Anche libero va bene

Commento e recensione di Stefania Pizzi
e-mail:
pizzistefania@virgilio.it

Regia:
Kim Rossi Stuart.
Cast:
Kim Rossi Stuart , Barbora Bobulova , Alessandro Morace, Marta Nobili.

Nazione:
Italia
Genere:
Drammatico , 108 minuti.
Anno:
2005


Anche libero va bene

Io amo il cinema, forse più di qualsiasi altra cosa, pensavo. Poi qualche mese fa è nata mia figlia, e mi sono accorta che era passione e non amore sconfinato!!!
Per me andare al cinema non significa principalmente sognare, anzi. Quando sono in sala, o guardo un dvd nel salotto di casa, ho bisogno di sentire-soffrire cioè emozionarmi; e quando esco dalla sala e riprendo contatto con la realtà, capisco se il film che ho appena visto è buono (nel senso di utile) e mi è piaciuto, o inutile e vuoto.
Quel che scrive Manu è maledettamente vero: dover dire “Questa cosa è successa anche a me…” è la forza del cinema, è la calamita che avvicina senza poter far nulla per……

Nelle sale attualmente sta girando (per chi vive a Milano, ahimè, solo al cinema Apollo) un ottimo film dal titolo “Anche libero va bene”, ottimo anche e soprattutto per essere l’opera prima di un artista fino a poco tempo fa solo attore, Kim Rossi Stuart. Finalmente si vede sullo schermo un film che racconta la storia di un disagio familiare, (visto dagli occhi di un bambino), che vede soccombere un papà (Renato) con i suoi due figli (Tommi e Viola) a causa di una madre (Stefania) quanto mai snaturata e fragile. Il film è ben girato e gli attori molto ben diretti. E’ un film “di sguardo” direi unico, quello del piccolo Tommi, attraverso il quale lo spettatore spia nella vita di questa famiglia normale, ma lacerata da una assenza materna ormai prolungata nel tempo, e forse ancor più ferita da una presenza, sempre materna, più pesante ancora, ingombrante, pur nella sua brevità. Si può dunque affermare che l’assenza della donna libera questo nucleo familiare, in seguito ad una presenza logorante, ansiogena che, in cuor di Renato, Tommi e Viola veniva percepita come fatua, passeggera e soprattutto disperata.

Il filo conduttore è il protagonista Tommi: intenso senza parlare, e proiettato in una fuga simbolica nell’atto di recarsi da solo sopra il tetto del palazzo e stare sospeso sul cornicione, per sentir-si, per spiare la vita degli altri e la propria. Per lui scoprire e vivere la fragilità profonda dell’adulto che dovrebbe essere la sua guida, di quel papà stizzoso perché appesantito dall’esistenza, è drammatico, ammutolente.

Ultima annotazione: i desideri dei genitori proiettati sui figli a volte (forse spesso) producono danni e frustrazioni!


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