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SLEVIN - Patto criminale
[Titolo originale: Lucky number slevin]

Regia:
Paul McGuigan
Cast: Josh Hartnett, Bruce Willis, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Lucy Liu, Stanley Tucci
Nazione: U.S.A.
Genere: Thriller
Anno: 2006
Web site: www.slevin-movie.com

Slevin - Patto Criminale
Sinossi

Slevin (Josh Hartnett) è il classico ragazzotto simpatico e un po' sprovveduto con un evidente difetto: non riesce a tenere la bocca chiusa. Insediatosi, per ricominciar vita, nell'appartamento dell'amico fuori città, viene, così, a trovasi nel classicissimo posto sbagliato al momento sbagliato, divenendo, per uno scambio di identià, la preda ambita e contesa di due clan in lotta.
Quello del Boss (Morgan Freeman) che vuole vendicare l'ingiusta morte del figlio, e quello del Rabbino (Ben Kingsley) che esige il saldo di un'ingente debito.
Le fila del gioco sembrano però dirette da un altro personaggio, Goodkat (Bruce Willis), il freddo Killer che è intenzionato a servirsi, per i suoi loschi scopi, poroprio dell'ignaro Slevin.
Per uscire da questa situazione Slevin, alquanto imperturbato, dovrà usare il suo ingegno, e, nonostante i consigli dell'esplosiva ed innamorata vicina (Lucy Liu), deciderà di fare di testa sua.

Commento

I primi quindici minuti del film sono dominati da una serie di spietati omicidi. Molti sono addirittura senza un apparente motivo e, soprattutto, nessuno è collegato con gli altri.
E', così, presentato il quadro della scena: siamo a New York, e questa è una storia di gangster, sparatorie e vendette. Niente risulta, però, chiaro e la confusione aumenta ancor di più quando sullo schermo irrompe il personaggio, un po' troppo caricato, a dire il vero, di Lucy Liu, la dolce vicina, dalle espressioni arzigogolate, che non si azzitta un minuto! I dialoghi, inscenati con il protagonista (Josh Hartnett), si fanno, così, sempre più vorticosi con il crescere della storia fino ai vertici dell'esasperazione, e sfiorando, quasi, le soglie della nausea.
Niente paura, però, lo stordimento è un effetto voluto! Serve, infatti, a creare, poi, il gusto di sciogliere l'intreccio davanti alla mente partecipe dello spettatore.
Come ne - I soliti sospetti - (1995) niente è, così, quello che sembra e tutto è giocato sull'associazione di idee che fa nascere i collegamenti, come la famosa "mossa Kansas City". Ed Ecco, quindi, che la partita a scacchi giocata sullo schermo si ripropone in una sfida all'ultima mossa tra sceneggiatore e spettatore.
Il film nel complesso entusiasma e coinvolge, ma ribadisco, i dialoghi, sicuramente d'effetto, sono un po' troppo curati e manieristici. Si sottolinea, così, un certo distacco dalla realtà, che rimanda piuttosto al mondo degli eroi da fumetto e al, volutamente citato, James Bond.
Molto belle, invece, le scenografie geometriche degli interni anni '70, valorizzate da sapienti inquadrature che creano intrecci di forme e giochi di colori.


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