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TEATRO
Il sogno del Principe di Salina: l’ultimo Gattopardo
di Andrea Battistini
Siamo in Sicilia, nel 1860.
[Cosa!?!]
Dai, dai, poche storie, facciamoci ‘sti 150 anni di viaggio per raggiungere la Trinacria.
Stiamo aspettando, un po’ preoccupati, Giuseppe Garibaldi e i suoi 1000. L’eroe dei due mondi è in gita per conto dei sardopiemontesi con il compito di liquidare i Borboni e completare l’unificazione di ‘sto benedetto paese, che altrimenti al bar non ci sarebbe niente di cui parlare. Tutti attendono Garibaldi, tranne uno: Don Fabrizio Corbera, principe di Salina, meglio conosciuto come il Gattopardo.
O meglio, diciamo che l’aspetta anche lui, ma senza troppa eccitazione.
Il principe la sa lunga perchè dalla Sicilia sono già passati in tanti e nessuno ha mai cambiato nulla; casomai hanno aggiunto qualcosa, i visitatori, ma di girare la testa delle persone, neanche a parlarne.
Don Fabrizio, però, sa che questa volta la festa per le persone del suo rango è finita, o meglio, che la festa è finita da un pezzo e ora tocca pulire tutto e sbaraccare. L'aristocrazia locale, già bella che decadente, capisce che nel nuovo ordine delle cose non ci sarà posto per lei e, mentre passa il tempo a raccogliere i suoi cocci, sale, prepotente, una inedita classe dominante di borghesi maneggioni, pronti a tutto pur di sfruttare il cambio di potere portato dagli unificatori. Don Fabrizio mantiene il suo atteggiamento distaccato e, pur sapendo che la nobiltà si sta ormai sgretolando, non pone troppa fiducia verso il nuovo che avanza, un nuovo vacuo e senza prospettive; in realtà, dietro un’apparente tranquillità, si nasconde lo stato d’animo di una persona tormentata cui tocca vedere troppo fermento per una annessione al regno che si trasformerà nel solito magna magna generale.
Come fare, quindi, per mostrare silenziosamente il giusto disprezzo verso i neo ricchi e una certa lontananza dai nuovi potenti? Semplice, basta approvare il comportamento del nipote Tancredi, abile a sfruttare il momento e ad infilarsi tra i borghesi piccoli piccoli per impedire i possibili cambiamenti e per trarne vantaggi personali.
In mezzo abbiamo il tempo di scoprire, durante una battuta di caccia, che l’amico Ciccio Tumeo, in occasione del plebiscito, ha votato contro l’annessione al Regno di Tiscali e della Fiat, eppure il suo voto è sparito, tanto che dalle proiezioni della trisnonna della Abacus non è emerso un risultato elettorale, ma un vero e proprio atto d’amore verso i nuovi sovrani. Mah.
Il giovane Tancredi, che è ambizioso ma, dal punto di vista nobiliare, scaduto come lo yogurt, sposa Angelica, peperino sangue del sangue di suo padre, Calogero Sedara, arricchito e degno rappresentante dei nuovi vip che riempiranno, molti anni dopo, i locali della Sardegna bene.
Il Tancredi, grazie ai soldi e all'esuberanza di Angelica, porta a casa la sua bella scalata politica, consolidando la piacevole e italica tradizione del trasformismo senza limitismo, infatti nel giro di due ore e mezza di spettacolo passa dalle camicie rosse alle divise blu contro le camicie rosse senza farsi troppi problemi.
E il nostro principe? Lui non si mischia con gli zozzoni, rifiuta la carica di senatore del regno e, anzi, consiglia il ben più adatto ai tempi Calogero Sedara, perchè per fare il politico occorre avere il pelo sullo stomaco, ed effettivamente il Calogero, solo a guardarlo, sembra uno che da piccolo ha fatto a botte con il rasoio e ora non ne vuole più sapere.
Così, mentre il Tancredi sale, al Gattopardo non resta che un ultimo valzer prima di sparire e lasciare il suo habitat naturale in mano a leoni e iene.
Ora, le parole chiave sono tante - la Sicilia di ieri, l’Italia di oggi, il calcolo politico, l’opportunismo, il trasformismo, l’ipocrisia, il campanilismo, ecc - però fa quasi piacere notare che ci sono anche i brogli elettorali, un tema di grande attualità, a dimostrazione che Don Fabrizio, ai tempi, c’aveva preso proprio su tutto.
Il sogno del principe di Salina: l’ultimo Gattopardo
Di Andrea Battistini
Liberamente ispirato agli appunti e alle lettere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Regia di Andrea Battistini
Con Luca Barbareschi, Bianca Guaccero, Giorgia di Giovanni, Alfredo Angelici, Totò Onnis, Guglielmo Guidi, Alessandra Schiavoni, Emiliano Iovine, Alessandro Buggiani, Alessandro Scavone, Natalia Lungu, Dajana Roncione.
Fino al 3 dicembre 2006, Teatro Manzoni, Milano
Dal 5 al 7 dicembre 2006, Teatro dei Rozzi, Siena
Dal 8 al 10 dicembre 2006, Teatro Manzoni, Pistoia
Dal 12 al 14 dicembre 2006, Teatro Piazza della Repubblica, Varese
Dal 15 al 17 dicembre 2006, Teatro Chiabrera, Savona
Dal 19 al 21 dicembre 2006, Teatro Comunale, Carpi
Dal 22 al 23 dicembre 2006, Teatro Animosi, Carrara
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