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TEATRO
Il malato immaginario
di
Jean-Baptiste Poquelin
- detto Moliére
Teatro Leonardo , Milano, fino al 7 maggio
Lo spettacolo inizia a sipario alzato: in un teatro trasformato in Day Hospital una equipe di dottori vaga in platea prescrivendo cure a destra e a sinistra.
Il malato Argante entra, così, in un carnevale di Aulin, Fluimucil, Lexotan e Bronchenolo, protetto da un baritono – angelo custode impegnato a cantare le lodi di un sano clistere.
Il malato immaginario si carica di medicinali, rigorosamente prescritti, per curare tutte le malattie possibili e immaginabili. E' un uomo isterico, ma la sua isteria è comica, folle, come sono folli le sue fobie per i sintomi più improbabili.
Argante si sfoga con la serva Tonietta – che a ‘sto giro è intepretata da un uomo che a sua volta si finge di colore, l'effetto è quello dei neri dei primi cartoni Disney – la screanzata si permette spesso di dire al suo padrone che è solo un ipocondriaco.
In mezzo c'è Angelica, figlia di Argante, innamorata di Cleante. Purtroppo questo matrimonio non s'ha da fare, perché il padre l'ha promessa in sposa a Tommaso, dottore, figlio di Diafoirus, un altro dottore, così il nostro bel paziente potrà usufruire di ricette e cure gratuite.
Angelica non può neanche dirlo alla matrigna, Belinda, donna senza scrupoli che, dietro una morbosa attenzione per Argante, nasconde l'interesse per il patrimonio del consorte. Belinda vorrebbe mandare la figlia in convento per togliersela dai piedi e diventare unica erede del malato immaginario.
Insomma, la povera Angelica dovrà sposarsi Tommasino, e se non lo farà filerà dritto in convento.
Tonietta consiglia ad Argante di fingersi morto. Belinda, di fronte alla pseudosalma , mostra il disprezzo per suo marito e la felicità per la morte dell'unico ostacolo che la separava dal malloppo. Argante resuscita improvvisamente e lo scherzone finisce con l'espulsione di Belinda.
Ora Cleante può sposare Angelica. Argante, rimasto a corto di medici, decide di scendere in campo e diventare medico per curare se stesso. Ma attenzione, il nostro non studierà neanche un minuto perché in fondo basta un buon vestito, quando uno parla con toga e cappello tutte le chiacchiere diventano scienza .
La storia del malato immaginario è un attacco - sferrato con le armi di distruzione di massa della comicità - alla medicina creativa, una scienza molto simile alle pratiche televisive di maghi, maghetti e cartomanti del nostro piccolo schermo, ma anche alle ben più inquietanti sparate di certi dottori sapiens , bravi nel dare false speranze a chi ha bisogno di avere certezze.
Quelli di Grock ci mettono la fusione con il ballo, il musical, la comicità surreale che, comunque, si adatta facilmente a una storia in cui si muovono personaggi folli e di base un po' demenziali. Tommasino, in particolare, sembra una via di mezzo fra Mr. Bean e Mr. Brown, il professore di inglese di Andrea Pellizzari.
In particolare, segnaliamo il fuoricommedia in apertura del secondo atto. Il baritono, coscienza critica di Moliére, dice la sua sulle inesistenti malattie di Argante e sulle vere malattie dei dottori, afflitti dalla sindrome della presunzione . Il pensiero di Monsieur Partout\Moliére è esagerato, ma fornisce la chiave di lettura per comprendere l'atteggiamento di Argante, un uomo che sta bene perché sta male, al sicuro, protetto dalle sue medicine. Se fosse sano perderebbe, evidentemente, quei punti di riferimento (dottori e farmaci) che lo tengono lontano dalla morte.
Bon, vado a prendermi 10 gocce di Valium.
di Moliére
Regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido
con Giulia Bacchetta, Lorenzo Castelluccio, Pietro De Pascalis, Alessandro Larocca, Aron Marzetti, Maurizio Salvalalio, Debora Virello, Max Zatta
Musiche originali e arrangiamenti di Gipo Gurrado, Carlo Zerri
Scene e costumi di Carlo Sala
Disegno luci di Claudio Intropido
Produzione Quelli di Grock
Per ulteriori informazioni cuccatevi il sito di Teatridithalia.
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