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TEATRO


La presidentessa
Di Maurice Hennequin e Pierre Veber


Immaginate tanta gente che va e viene in scena con un apri e chiudi di porte, porticine, passaggi e passaggetti. Ora immaginate la stessa tanta gente che va e viene, sì, ma in velocità. Ok, siete pronti per prendere la già citata tanta gente che va e viene in velocità e insaporirla con il classico gioco degli equivoci.
Senza infornare niente – anche perchè l’attore è una specie in via di estinzione, quindi non pensateci neanche – avete ottenuto il vaudeville, genere francese cresciuto nel corso del 1800 e, in seguito, esportato all’estero, ma così all’estero che alla fine è arrivato anche da noi.

Ma a noi, si sa, piacciono i condimenti, quindi La Presidentessa, così come l’abbiamo messa insieme nella ricetta d’oltralpe, viene successivamente pennellata con salse di dialetto e servita in teglia rigorosamente italiana.
Cosa vuol dire? Semplice: scordatevi la torre Eiffel e preparatevi a partire per il sud. E che sud.

Siamo a Scopparola, ridente località del profondo meridione nostrano che sa tanto di in culo ai lupi da ogni minima forma di civiltà. Qui, nei primi del ‘900, la vita scorre tranquilla grazie anche al severo vigilare di ‘sto gran pezzo di presidente del tribunale della città, Agostino Furlon.

L’Agostino ha convocato i magistrati a casa sua per urgenti questioni. Il ministro della Giustizia, Oronzo Piccione, ha emanato una circolare sulla moralità che occorre far rispettare; certo, ma come fai ad applicare, anzi, come fai a spiegarla soltanto, ‘sta benedetta circolare, se gli uomini di legge sono i primi a manifestare una certa difficoltà nel tenere la schiena dritta dopo una notte brava al Caffè Concerto? In fondo, prima di essere magistrati sono uomini.

La signora Furlon (la vera presidentessa) fa notare al marito che a Roma promuovono cani e porci. Anche il magistrato Rachitichi ha guadagnato qualche grado grazie, si dice, alla disponibilità della moglie, che di rachitico pare non abbia niente. 

Ah, il vizio, il vizio, che schifo! Se il paese va a scatafascio la colpa è di Gobette, cantante in tour dal sesso facile che ha scatenato le ire della gente per bene di Scopparola.
Ma com’è sta Gobette? Neanche il tempo di chiederselo – e di chiederlo a qualche magistrato che, evidentemente, la notte precedente deve aver approfondito il tema – ed ecco che Gobette piomba in casa del re della rettitudine.

Ma che ci fai qui, Gobette?

Il presidente mi ha fatto cacciare via dall’albergo solo perché facevo un po’ di caciara con un uomo. LUI  mi ha fatto sfrattare e ora LUI  mi deve dare un posto dove dormire.

Ai magistrati viene un’idea: dal momento che la vera signora Furlon è partita per Roma, faremo dormire Gobette in casa dell’incorruttibile. Il bacchettone moralizzatore, dopo aver provato l’ammmore, finirà di tarparci le ali.

Furlon, dopo essere cascato nel trappolone di Gobette & soci, si trova in casa, per una visita al suo collegio elettorale, niente meno che il Ministro della Giustizia Oronzo Piccione.

Il Ministro sta verificando l’integrità morale dei suoi magistrati proprio perché, neanche a farlo apposta, il maggior nemico della legalità è la donna.
Ma che buon profumo che c’è … e salta fuori Gobette.
Il femminone esagerato si spaccia per la moglie del Presidente, La Presidentessa. Il Furlon fa buon viso a cattivo gioco, altrimenti dovrebbe ammettere a Piccione che in quella casa si vive come nei quartieri a luci rosse di Amsterdam.

Però, però, però, a Piccione, che fa tanto il moralizzatore, l’occhio casca sulla Presidentessa.

A Scopparola c’è la Sagra del tappo, quindi non avanza manco un buco per dormire. Gobette, ridendosela che è un piacere, offre al Ministro la camera del finto marito, Furlon. Gobette, complice una candela smorzata, smorza i bollenti spiriti di Piccioni, che pare tanto Eugenio, un caro amico suo. Occhio, eh, perché ora abbandoniamo la casa di piacere di un onesto magistrato per trasferirci tutti a Roma, città di ministri e ministeri ma anche di Gobette, che in un localino si esibisce davanti ad un pubblico di invasati cantando il suo cavallo di battaglia, La maestra di mandolino.

Intanto, al Ministero della Giustizia, un padanissimo Ambrogio Facchinetti, capo usciere presso il suddetto dicastero, si lamenta per l’eccessiva presenza di meridionali in un governo che fatica a dimenticarsi lo stampo piemontese. Il Ministro della Giustizia irrompe in ufficio, trafelato, con un unico obiettivo: promuovere il validissimo magistrato Furlon e trasferirlo il più vicino possibile alla capitale d’Italia, così sarà più semplice incontrare lei, La Presidentessa, la donna un po’ gran dama e un po’ baccante.

Dove lo mandiamo? Facciamo, uhm, Terni. Ma al ministero delle raccomandazioni sta arrivando anche la vera moglie di Furlon, convinta di poter ripetere le strabilianti prestazioni della moglie di Rachitichi e far avanzare, così, il marito. La poverina non sa che la sua sostituta, molto più baccante e molto meno ex sguattera, ha già risolto tutto. Piccione, che non l’ha mai vista, la scambia per la donna delle pulizie e la manda in una stanza a lucidare gli ottoni.

Intanto, mentre la vera Furlon lucida, la finta Furlon Gobette, recatasi  da Piccione per chiudere lo scherzo, peggiora la situazione.
Oddìo, diciamo che la situazione, in realtà, la migliora, perchè il magistrato farà un altro scatto di carriera.

E il resto? Mancia.

Andate a vederlo, poi ci dite.  Noi al limite possiamo svelarvi che, alla fine del primo atto, il Furlon diventerà Primo presidente della corte d’appello.


La presidentessa
Di Maurice Hennequin e Pierre Veber
Versione italiana di Gigi Proietti
Regia di Gigi Proietti
Con Sabrina Ferilli, Maurizio Micheli, Paila Pavese, Virgilio Zernitz, Miro Landoni, Massimiliano Giovanetti, Gianni Cannavacciuolo, Daniela Terrieri, Andrea Pirolli e Susanna Proietti
Scene di Alessandro Chiti
Costumi di Mariolina Bono
Musiche a cura di Mario Vicari

Dal 9 gennaio al 4 febbraio 2007 al Teatro Manzoni di Milano
Dal 6 al 11 febbraio 2007 al Teatro Fraschini di Pavia
Dal 20 al 25 febbraio 2007 al Teatro Verdi di Pordenone
Dal 27 febbraio al 4 marzo 2007 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine
Dal 6 al 11 marzo 2007 al Teatro Il Rossetti di Trieste
Dal 13 al 18 marzo 2007 al Teatro Toniolo di Mestre
Dal 20 al 25 marzo 2007 al Teatro Team di Bari
Dal 27 marzo al 1 aprile 2007 al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino
Dal 3 al 5 aprile 2007 al Teatro dell’Aquila di Fermo
Dal 11 al 15 aprile 2007 al Teatro delle Muse di Ancona


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