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TEATRO
Senza misura, ovvero del razzismo scientifico
Di Renata Coluccini e Simona Gonella
Misurare, valutare, quantificare. La vita dello scienziato a volte è proprio dura. Ogni cosa deve avere un senso, ogni entità deve essere imbrigliata nelle rigide regole dei numeri e incasellata nel quaderno a quadretti degli insiemi, delle razze, delle categorie e via dicendo. E fin qui, in fondo, a parte un fastidio del tutto personale per gli eccessi di zelo, non ci sarebbe nulla di male.
I guai arrivano quando la teoria, la formula, i calcoli e l’algoritmo vengono usati in malafede per dimostrare, ad esempio, che l’intelligenza dipende dalla razza, che i delinquenti non potranno mai generare onesti, che le donne sono pericoli costanti non solo al volante e quindi sarebbe meglio se restassero in casa a fare la calza e così via, perché la mamma dei cretini in camice bianco è sempre incinta e l’utilizzo della Rupe Tarpea, fino a quando la suddetta signora non la smetterà di partorire scienziati pazzi, non passerà mai di moda.
Il pregiudizio legato alla scienza è la base di Senza misura, ovvero del razzismo scientifico, monologo di Renata Coluccini e Simona Gonella ispirato dalla lettura e dall’approfondimento di un testo di S. J. Gould, Intelligenza e pregiudizio.
La signorina Intelligenza, misurata di qui, misurata di là, studiata negli Stati Uniti, trascinata in Europa e riportata negli Stati Uniti, alla fine si incazza davvero, sale sul palco e snocciola in poco più di 60 seguibilissimi minuti due secoli di pregiudizi scientifici, goffi tentativi di valutazione e sottili esperimenti basati, però, su fondamenta sbagliate e distorte, con l’obiettivo, in sostanza, di dividere la razza umana in tu sì e tu no, e sostituirsi così alla selezione naturale.
Scopriremo, ad esempio, che il Cesare Lombroso, criminologo con un nome da vino in cartone, diceva che se le donne avevano l’alluce separato dalle altre dita erano prostitute, oppure che la vera ossessione per gli scienziati del tempo era la dimensione del cranio. Questi collezionavano crani, avevano centinaia e centinai di crani da riempire con semini che, una volta riversati nell’apposito contenitore, fornivano il volume del cranio e, quindi, il peso dell’intelligenza.
Secondo George Morton, scienziato e medico di Filadelfia, più era grande il cranio e più era grande l’intelligenza. Peccato che, da consumati salumieri che pesano il pollice insieme al prosciutto crudo, gli studiosi del cranio, quando si trattava di valutare l’intelligenza di razze da considerare inferiori, avevano l’abitudine di pigiare con meno veemenza i semini nel cranio, così meno semini = meno intelligenza.
Alla fine il messaggio più profondo e pericoloso è un altro: dove stiamo andando? Da nessuna parte, direte voi, siamo seduti davanti al computer. Voglio dire, se le aberranti teorie sull’intelligenza delle razze portate avanti per decenni tra l’ottocento e i primi del novecento hanno generato fenomeni come il nazismo, che cosa stiamo seminando noi, ora, per il futuro? Qual è l’andazzo scientifico dei nostri giorni, e quali saranno le conseguenze, un domani, del comportamento attuale della nostra gaia scienza? Ai posteri l’ardua sentenza, ma ricordatevi: uomo tatuato, uomo malnato.
Nel PodTalent potrete ascoltare l’intervista a Renata Coluccini, la signorina intelligenza.
Senza misura, ovvero del razzismo scientifico
Di Renata Coluccini, Simona Gonella
Regia di Simona Gonella
Con Renata Coluccini
Scene di Marco Muzzolon
Disegno luci di Marco Zennaro
Costumi di Mirella Salvischiani
Fino al 11 marzo 2007 al Teatro Verdi di Milano
21 marzo 2007, Teatro di Via Volta di Cologno Monzese (è una replica per le scuole, ore 10.00)
22 marzo 2007, Teatro al Corso di Abbiategrasso (replica per le scuole, ore 10.00)
Il 28 e 29 marzo 2007, Teatro Comunale di Ferrara (replica per le scuole, ore 10.00)
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