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Common Reader > Sacro e profano


Parliamo di Sud America!

Questo mese propongo due opere scritte ad una decina di anni di distanza, da due dei massimi autori sudamericani del ‘900: Jorge Amado e Gabriel Garcia Marquez.

Romanzi tropicali e vitali, dal profumo intenso, sensuali; in entrambi una figura di donna indimenticabile: la brasiliana Tieta, guardiana di capre del serto e poi maitresse dell'esclusivo Rifugio dei Lord di Sao Paulo, “una brace ardente”, e Fermina Daza, “la più bella ragazza del Caribe”.

Il tema è provocatorio: amate la narrativa sudamericana contemporanea? (Come non amarla? Così piena di gioia di vivere…)



VITA E MIRACOLI DI TIETA D'AGRESTE
Jorge Amado
1976, Garzanti


Avete già letto un libro di Amado?
Ebbene, “Vita e miracoli di Tieta d’Agreste”, come i più noti “Gabriella garofano e cannella” (1958), “Teresa Batista stanca di guerra” (1972), “Dona flor e i suoi due mariti” (1966), non delude, vero e proprio “romanzo popolare”, in cui la denuncia sociale si mescola ad una sorridente vena umoristica, magica e sensuale, che trova la sua fonte di ispirazione dei colori e nelle passioni dell’esuberante Salvador de Bahia.

Jorge Amado

La sonnolenta cittadina di Agreste nel Nordeste del Brasile (Un posto buono per aspettarci la morte), circa 9000 anime estremamente pettegole, sospettano la morte di Antonieta Esteves, partita 26 anni prima dalla città per le bastonate ricevute dal padre dopo aver conosciuto il sapore del’uomo (!!!).
Da circa 11 anni, il vecchio padre e le sorelle della bella Tieta ricevono ogni mese, puntuale, un ricco assegno e notizie assai lacunose della figlia/sorella prodiga (in tutti i sensi), che non fornisce altro indirizzo che una casella postale di Sao Paulo.
Finchè un mese… l’assegno non arriva. Che fareste voi? Fioriscono le dicerie, in un’affresco colorato e popolato da macchiette divertentissime; la più anziana delle sorelle, Perpetua, che farebbe impallidire anche la signora Rottermaier, vedova, un figlio seminarista e l’altro monello, la dichiara morta e si prepara a contendere l’eredità al ricco (presunto) marito di Tieta.
Finchè, inaspettatamente, la lettera con l’assegno arriva, preannunciando l’arrivo di Tieta, rimasta vedova del facoltoso marito. E Tieta arriva con la corriera, non vestita a lutto ma con pantaloni attillati e camicia rossa, portando con sé un’avvenente figliastra…
Niente è come sembra: Tieta è in realtà la Maitresse di un bordello di alto bordo e la figliastra una delle sue ragazze.
Le vicende, legate al soggiorno di Tieta nella natia Agreste, si dipanano fluidamente sotto l’occhio ammiccante dell’autore.

Divertente, corale, vivo, malizioso.

BLOGGA!


 
 
 

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